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LUCI STROBOSCOPICHE

Quello che la gente più ama della discoteca è la capacità di far vivere ogni sabato notte un’esperienza
paranormale. Dire questo non è esagerare, la musica suonata alla massima potenza, le luci che creano coreografie forsennate e psichedeliche, le persone che ballano al ritmo al centro
della sala, si crea quel rapporto intimo tale che l’esperienza vissuta è unica
e irripetibile in qualsiasi altro contesto.

Elemento fondamentale, per quanto riguarda l’illuminazione,
per creare una magia del genere è lo strobo.
Strumento di illuminazione che differisce da tutti i suoi fratelli. Quando nel
1931 uno scienziato di nome Harold Eugene Edgerton realizzò quasi per caso la
prima illuminazione stroboscopica, mentre fotografava oggetti ad alta velocità
illuminati da una lampadina, mai avrebbe potuto immaginare che la sua
intuizione avrebbe portato alla creazione di potenti lampade al servizio delle
discoteche, probabilmente la possibile esistenza di un luogo simile non gli
passava manco per l’anticamera del cervello.

Ad ogni modo, lo strobo genera particolari fasci di luce
assimilabili a dei flash della
macchina fotografica (ecco che qui ritroviamo l’esperimento di Edgerton)
indirizzati sulle persone in sala ad intervalli di tempo continui. I fari che
proiettano questi fasci di luce
intermittenti
hanno forme e grandezze differenti, l’effetto è sempre lo
stesso ovvero quello di creare illusioni
ottiche
alimentate dallo stesso ritmo della musica.

Il prezzo di una tale
strumentazione è variabile a seconda della grandezza della lampada stessa, di
solito si parla di poche decine di euro per gli esemplari più semplici, per
andare poi a sforare i cento euro per la strumentazione
più grande e complessa.